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Il Ruggito del Leone, bilancio e sguardo al futuro: "Crescita, personalità e rotazioni perfette. Play-off possibili"

16 Gennaio 2023
di vicedirettore

Eccoci al giro di boa, si è concluso il girone di andata del massimo campionato di basket. La nostra amata Pallacanestro Trieste lo termina con un record di 6 vittorie e 9 sconfitte. A campionato finito saremmo salvi, ma.

Ma perché tante cose sono cambiate da settembre in poi. Abbiamo cominciato in casa perdendo largo con Pesaro giocando una partita imbarazzante: gli addetti ai lavori e lo scarso pubblico hanno visto le streghe in una gara a dir poco sconcertante. Giocatori improponibili, gioco e tattica improbabili. Abbiamo concluso vincendo largo a Treviso giocando la nostra miglior partita e raggiungendo livelli tecnici e tattici di eccellenza.

In poco più di 100 giorni di campionato cosa è cambiato? Tanto lavoro e tanta crescita, dello staff tecnico in primis con coach Marco Legovich che dalla confusione di inizio ottobre ha portato la squadra a un'amalgama e diciamolo pure, a un gioco convincente.

Giocatori inutili (leggi Spencer) rinati, utilizzati per quello che sanno fare (e anche bene), giocatori individualisti (leggi Gaines) richiamati all'ordine e messi al servizio della squadra (entro i limiti fisiologici). L'inserimento di un vero playmaker (leggi Ruzzier) che ha dettato tempi e modi rendendo la manovra di attacco fluida e ben dosata tra scarichi e gioco interno (per la scoperta di uno Spencer preziosissimo).

Nelle prime gare Davis e Bartley spremuti con 35 minuti di minutaggio seppur positivi, Lever fuori per infortunio, Deangeli balbettante e dalla mano quadrata, Pacher altalenante, Bossi in affanno, Vildera buon cambio del centro e poco più, Spencer inguardabile, Gaines solista e Campogrande assente. Legovich visibilmente alla ricerca della quadra.

Con il passare del tempo, con tanto lavoro, con tante urla in spogliatoio a fari spenti (probabilmente) e con l'arrivo di Michele Ruzzier l'orizzonte si è schiarito e un vento di buon basket ha cominciato a soffiare. Le prestazioni sono migliorate, alcuni giocatori sono migliorati esponenzialmente (leggi Deangeli), altri esplosi (leggi Spencer), altri pericolosamente involuti (leggi Pacher), altri in crisi di identità o in confusione (leggi Davis).

Però il gioco c'è, la lettura della partita di Marco Legovich c'è, la voglia di vincere e di lavorare per farlo c'è. Le rotazioni dei giocatori sono perfette, i punti prodotti dalla panchina sono gli stessi dello starting five, a Treviso nessun giocatore ha avuto un minutaggio superiore ai 22 minuti. Ciò significa freschezza, atletismo, precisione e salvaguardia del fisico, con minor rischio di infortuni muscolari.

Adesso, prima dell'inizio del girone di ritorno, ci sarà l'insediamento e la presentazione della nuova proprietà USA. Un nuovo giocatore sta per arrivare (ala forte/centro), un altro potrebbe arrivare con passaggio al 6+6 e taglio probabile di Pacher (dispiace per la persona ma le prestazioni sono in continuo calo di rendimento) e da domenica prossima si ricomincia a sognare. Che cosa? Proviamo a dire play-off?

Lo scorso anno sono bastati 28 punti (raggiunti pure da noi ma beffati da Pesaro per differenza canestri e per un fallo molto dubbio di Parks all'ultimo sospiro di Napoli-Pesaro all'ultima giornata), quest'anno basteranno? Forse si. Ci possiamo arrivare? Servono otto vittorie.

Ai playoff ci vanno Bologna Milano Tortona Venezia, poi Pesaro e Varese. E poi altre due tra Brescia, Sassari, Trento e Trieste. Noi queste le affronteremo tutte in trasferta, ma non vuol dire niente. Chi gioca meglio vince.

In questo momento Brescia e Trento sono in calo, noi in crescita. Ma non di vittorie ma di personalità e consapevolezza dei propri mezzi oltre che del gioco.

Come vedete non parlo di salvezza, la prestazione di Treviso ci mette un gradino sopra le contendenti a mantenere la categoria.

Per tutto quello che ho detto finora non credo a una Trieste che possa regredire, bensì a una Trieste in piena salute che possa sorprendere.

 

VITTORIO LEONE