
Gasperutti e il maxischermo, serata palpitante e giusto pari tra Pisa e Triestina
Serata piena di emozioni al Rocco, davanti al maxischermo allestito per chi non è riuscito a seguire la squadra, che si giocava l'andata della finale di questi play-off a Pisa.
Seguire una partita davanti alla tv non è certamente la stessa cosa di quando la si segue dal vivo, quando si possono seguire tutte le fasi con una visuale periferica, anziché ristretta come raggio d'azione. Però in questa occasione, invece dell'asettico divano, pop corn/patatine e birra fresca, la vicinanza trepidante del popolo alabardato è stata compagna di una serata palpitante. E' stato come seguire la partita in curva Furlan, in mezzo a tanti tifosi entusiasti per la bella prova dei nostri beniamini, che accompagnavano le azioni con consigli, imprecazioni e apprensione nel concitato finale.
Poi alla fine tutti fiduciosi e tutto sommato soddisfatti, nonostante il gol subito proprio quando già si pregustava il dolce sapore di una vittoria oramai a portata di mano. E' stata una partita giocata a ritmi esasperati, dalla quale avrebbe potuto scaturire qualsiasi risultato e nessuno avrebbe potuto dire nulla.
La nostra squadra è stata bravissima ad indirizzarla nel verso giusto, aggredendo la gara fin dai primi minuti quando ha intimorito gli avversari che palesemente sono sembrati in imbarazzo e che hanno dimostrato di temerci. Il gol di Costantino è stato l'abbrivio per dare fuoco alle miccie e la partita è salita di tono. I pisani oramai avevano poco da perdere e hanno messo in campo le loro doti migliori per risalire: l'aggressività, la fisicità e la ricerca vociante di condizionare ogni fischio arbitrale, sfruttando al massimo la gara casalinga. In questo è stato maestro il nostro ex-Moscardelli che ha sprecato più energie a protestare in modo eccessivo, che a convogliarle sul terreno di gioco. Però il suo, il barba, lo ha fatto: ha segnato una bella rete con un gran tiro al volo su assist di Frascatore, ma ha sprecato come un “broccaccio” due conclusioni ravvicinate, che potevano essere sanguinose. La prima ciccata davanti alla porta, la seconda con una doppia conclusione, una respinta sulla linea da Maracchi, l'altra riprendendo il pallone e spedendolo direttamente in fallo laterale opposto.
Il Pisa ha schierato una formazione che mi ha sorpreso, ha tenuto fuori le sue due punte titolari, per inserirle solo nella ripresa e quanto fosse pericoloso Marconi, lo abbiamo purtroppo constatato nel finale di gara, quando da solo ha prodotto dal nulla tre occasioni per la sua squadra e in una ha fatto centro, con la complicità del nostro pur grande portiere. I toscani li avevo visti ultimamente in due occasioni: nei due play-off con Carrarese e Arezzo; mi avevano fatto un'ottima impressione e avevo notato la grande propensione offensiva e pericolosità dei nerazzurri sulle palle inattive.
Stavola mi hanno deluso dal punto di vista della manovra, monocorde e basata sui lanci lunghi affidati a De Vitis, che ha un piede educato, ma che quando sono affidati a “piede di marmo” Benedetti diventano molto meno temibili. Però questi lanci diventano molto pericolosi quando si dispone di attaccanti come i loro, bravissimi nel gioco aereo e nella lotta sporca d'area. Come alternativa ricalcano abbastanza il nostro gioco, che è però più manovrato e ad ampio raggio e che quando riusciamo a tenere il pallone a terra e farlo girare rapidamente diventiamo veramente pericolosi. Anche loro si basano sugli affondi laterali di Birindelli e Di Quinzio, che hanno come caratteristiche l'uno la velocità e l'altro il palleggio e il dribbling insidioso. Il tanto magnificato dai media che seguono la categoria, Birindelli figlio d'arte, mi è sembrato rapido e incisivo in fase offensiva, ma imbarazzante in quella difensiva. Infatti Mensah lo ha scherzato come ha voluto, fino a quando però la Triestina ha avuto la forza di manovrare con il pallone a terra; per essere giocatore di categorie superiori deve ancora affinare le sue doti difensive. In mezzo al campo Gucher, Marin con Minesso e Di Quinzio ai lati, hanno manovrato ben poco e tutta la forza propulsiva della squadra era affidata ai due attaccanti che si (s)battevano con veemenza in ogni circostanza con i nostri centrali. Pesenti ha anche lui avuto una grossa occasione, ma l'ha sprecata con un tiro diagonale a fil di palo.
La Triestina è stata brava a imporre la partita che voleva giocare, è andata in vantaggio meritatamente quando ha avuto il pallino del gioco in mano, poi ha dovuto abbassare un po' il baricentro, spintavi dalla forza d'urto avversaria, ma bravamente non si è abbassata troppo, ma ha cercato di tenere i pisani fuori dall'area. Nella ripresa il gioco è diventato più caotico, la Triestina non riusciva più ad essere pericolosa in avanti, ma i toscani dimostravano di avere ben poche idee e tutte le occasioni che hanno avuto, derivavano da palloni sporchi inviati in area nella speranza che succedesse qualcosa. La sensazione era però quella, che dai e dai, qualche cosa potesse scaturire da quel modo di attaccare e Marconi aveva più volte dimostrato il suo strapotere fisico sullo stremato Malomo e anche su Lambrughi.
Il pareggio alla fine è arrivato, ma è un risultato positivo che alla vigilia avremmo sottoscritto; certo oramai ci stavamo pregustando il successo, ma il Pisa non avrebbe meritato la sconfitta e su questo dobbiamo essere onesti.
Ora abbiamo la nostra finalissima di Champions in casa nostra, è quanto ci saremmo augurati una volta finito il campionato. Certo bisogna vincere, perchè il pareggio non è sufficiente, angoscia suppletiva sarebbero supplementari e rigori, ma suvvia giochiamo in casa nostra, davanti ai nostri meravigliosi tifosi, la cui onda di positività è già coinvolgente e trascinante. Il Pisa non sarà avversario facile e arrendevole e lo abbiamo già intuito ieri sera e sarà inoltre seguito dai propri tifosi in numero consistente. Penso che se l'Unione saprà mantenere in possesso del gioco, la sua superiorità di manovra sarà l'arma vincente perchè le nostre armi offensive sono di qualità superiore a quelle di fisicità dei nostri avversari, che però bisognerà mantenere il più possibile distanti dalla nostra area.
BRUNO GASPERUTTI



