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Bruno Gasperutti

Triestina-Legnago 2-2, Gasperutti: "Unione balbettante, non ci siamo proprio"

03 Marzo 2024
di vicedirettore

La Triestina sull’orlo di un abisso di cui non si vede il fondo, riesce a trovare l’appiglio per non sprofondare, ma la risalita è ancora impervia.

Nel dramma sportivo per 76’ uno spunto isolato di Redan ha rianimato la squadra, che quasi avesse ricevuto una scossa elettrica ha aumentato il ritmo che fino a quel punto era da marcia funebre, raggiungendo il pareggio e sfiorando il gol vittoria.

E’ stato sufficiente aumentare i giri del motore per gli alabardati che pur continuando a fare abbastanza confusione, hanno messo alle corde i veneti che da tempo stavano vivacchiando sul doppio vantaggio, sicuri che il loro pomeriggio sarebbe proseguito tranquillo e che mai e poi mai il loro facile successo sarebbe stato messo in pericolo da quella formazione senza personalità che aveva di fronte.

La Triestina ha giocato male e il risultato finale serve unicamente per interrompere l’emorragia di risultati negativi che avrebbe dato una mazzata al suo morale, che vista anche la reazione finale di puro orgoglio, deve essere sotto i tacchi.

Ha cominciato attaccando come da copione, ma con poche idee, poca incisività e cercando la soluzione dalla distanza, infatti il primo tentativo serio è venuto solo dopo 20’ con un tiro da lontano di El Azrak deviato in angolo. La Triestina dà la sensazione di essere superiore al Legnago, ma l’azione è balbettante, poco fluida, con giocatori che sembrano giocare ognuno con un copione “ad personam”, che si sono appena incontrati e hanno ancora bisogno di trovare un gioco d’assieme. Al 26’ alla prima sortita offensiva, come oramai sta diventando una scoraggiante consuetudine, al Legnago è sufficiente il solito cross sul quale Giani anticipa Malomo e fa secco con un rasoterra basso Matosevic immobile.

La reazione della Triestina è blanda, quasi doverosa, ma produce comunque qualche occasione come al 30’ quando su tiro di Lescano respinto, Correia spreca malamente alle stelle. Come al 41’ quando su un perfetto cross di Pavlev, El Azrak dimostra che il colpo di testa non è la sua specialità e solo in area mette a lato e come al 43’ quando sempre El Azrak il più intraprendente, calcia centralmente. Ma l’occasionissima la spreca il Legnago con Rocco, che solissimo davanti a Matosevic gigioneggia col pallone per poi farsi chiudere dagli affannati difensori alabardati in recupero.

In questo primo tempo la Triestina ha fatto la partita, ma non ha mai dato l’impressione di poter far male alla difesa ospite, in area non ci è entrata quasi mai, troppo solitario Lescano che veniva appoggiato da El Azrak che il meglio di sé lo dà quando svaria su tutto il fronte e un opaco Correia, che potrà avere molte mansioni, meno quella di appoggiare a rimorchio la punta centrale.

Beh manca ancora un tempo si pensa e questo Legnago che è stato presentato come uno spauracchio in serie positiva da tempo immemore, non sembra proprio uno squadrone, anche se sembra più quadrato e in partita dei nostri.

La ripresa invece è deprimente, nessuna reazione della squadra in svantaggio, tutti bloccati con i tre difensori che fanno gioco (sic!), lasciati indisturbati dagli avversari di impostare (sic!), mentre a centrocampo i veneti fanno intensità e non lasciano i centrocampisti (loro sì che avrebbero il compito di far gioco) respirare.

Sulle fasce i due cosìddetti quinti, spentosi dopo un buon primo tempo Pavlev, non offrono più la sponda per allargare il gioco e fino al 76’ assistiamo al nulla cosmico. Però nel frattempo il Legnago ha raddoppiato e senza forzare, basta loro far partire da lontano i loro attaccanti in velocità, perché giocano quasi senza punte di riferimento ma sono molto dinamici e rapidi, mentre i nostri difensori non fanno una gran figura quando sono puntati e mi ricordano gli ippopotami nella danza delle ore nel film “Fantasia” di Walt Disney. Al 53’ in una di queste azioni, fallo al limite sul lato sinistro e Martic con un tiro a giro beffa Matosevic sul suo palo.

Ma non è finita perché al 72’ in un’altra azione di ripartenza, Giani infila tre difensori ma pur solo è un po’ decentrato e il suo tiro consente a Matosevic di effettuare un gran bel intervento e salvare la baracca dal tracollo.

A questo punto Redan si è messo in proprio e con un paio di spunti ha rianimato il fantasma che ha preso forma e ridestandosi ha fatto capire che in fin dei conti, bastava poco per mettere in difficoltà gli avversari e infatti in 8’ ha rimesso tutto in discussione, mancando nel finale addirittura il gol che sarebbe stata una beffa per i legnaghesi.

Cosa dire di questa Unione, non ci siamo proprio, la bella squadra di questo autunno si è dissolta e non sono d’accordo con chi afferma che è stato a causa del mercato, perché gli interpreti sono sempre quelli, se ne sono andati solo: l’ottimo Adorante che purtuttavia era la riserva di Lescano, l’inamovibile capocannoniere del girone invidiatoci da tutti; poi Finotto che era la riserva di Redan, altro inamovibile interprete di quei primi mesi e Pierobon altro subentrante che tra l’altro aveva piuttosto deluso. Quindi l’ossatura della squadra è sempre quella, forse ci sarebbe stato bisogno di coprire qualche altro ruolo in cui siamo piuttosto carenti e non è stato fatto, ma dopo le prime giornate del girone di ritorno, era evidente che il primo posto era svanito e restava soltanto la chimera dei play-off da giocare sempre in trasferta, vista la situazione del “Rocco”, che sono sempre come giocare alla roulette 1 numero su 28.

Mentre a Vicenza la squadra mi era sembrata ben adattata per fronteggiare i berici, contro il Legnago non mi è piaciuto il modulo adottato, con la difesa a tre ad impostare e non ne è capace, con due esterni che incidono poco o niente e al limite solo su un lato, con Correia troppo avanzato mentre lui l’abbiamo apprezzato lucido regista e rubapalloni davanti alla difesa, con Vallocchia che è molto intraprendente ma fa anche parecchia confusione; in pratica a metàcampo la nostra manovra era caotica e poco lucida, mentre in avanti Lescano era troppo isolato, perché il solo El Azrak in una partita in cui si doveva attaccare e vincere, era veramente troppo poco.

Con l’ingresso di Gunduz, solido e aggressivo, di Celeghin idem, di Vertainen che ha fatto poco o niente, ma almeno fisicamente fa sentire meno solo Lescano e gli fa trovare più spazi e meno assilli difensivi e del redivivo e guizzante Redan, la squadra ha assunto quel passo che doveva, a mio avviso, avere fin dall’inizio.

Oramai viviamo alla giornata, questa annata è così, ma non facciamo l’errore di disprezzare tutto “alla triestina masochistica maniera”. Per costruire una casa si inizia dalle fondamenta, mentre noi vogliamo immediatamente il tetto con terrazzo vista sulla serie B, ma non sempre le ciambelle riescono con il buco, il Mantova ci è riuscito, altre blasonate tra cui ricordo anche il Monza di Berlusconi no!

La proprietà è solida finanziariamente come poche e ha idee, sono americani e con un’altra mentalità manageriale, forse lontani dalla passione del tifoso, ma per favore ricordiamo da dove siamo partiti e che proprietà abbiamo avuto negli ultimi 20 anni, tra le quali da salvare tra i vari Tonellotto, Fantinel, Aletti, i triestini, Mehmeti & Mbock, Pontrelli, Giacomini.. possiamo solo citare quella di Biasin & Milanese.            

BRUNO GASPERUTTI