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Mondiali a Trieste, il favorito Brasile ancora nelle mani del "guru" Ze Roberto

06 Settembre 2014
di vicedirettore
Subito i numeri: ha nella personale bacheca 26 medaglie d’oro (8 con gli uomini e 18 con le donne); 10 d’argento (2 con gli uomini, 8 con le donne) e 3 bronzi, tutti al maschile perché, con la nazionale femminile, sino ad ora, ha saputo solo vincere o quasi. E così Jose Roberto Guimaraes da Quintana (Brasile), in arte Zé Roberto, sessant’anni lo scorso 31 luglio, l’unico allenatore ad aver vinto tre Olimpiadi (una con gli uomini: Barcellona 1992) e due con le donne (Pechino 2008 e Londra 2012) è da etichettare come il tecnico più medagliato al mondo. Lo ha confermato perentoriamente anche poche settimane fa in Giappone quando, con le sue imbattibili (o quasi) brasiliane, centrando il suo ottavo World Grand Prix, ha ribadito che al momento (e che momento, guardando al recente passato…), non ci sono alternative: lui ed il Brasile femminile sono sinergia inossidabile del volley intercontinentale.
"Giochiamo insieme da tempo, molte cose ci vengono più facilmente. Alleno un gruppo collaudatissimo che gioca praticamente a memoria e che sa dove può arrivare”. Questa autentica macchina da guerra del volley al femminile, intanto sta per arrivare a Trieste da dove, si dice, Zé Roberto vuole dare il via all’ennesimo trionfo mondiale. "Siamo i favoriti? Non lo so. Però so che tutto ciò che abbiamo vinto è solo materiale per l’archivio – afferma il tecnico brasiliano - e, da Trieste, parte la nuova caccia alla medaglia più bella”. Ha vinto tanto, Zé Roberto. Però forte del motto ‘vincere aiuta a vincere’ (lui stesso lo ricorda da anni), il tecnico delle campionesse olimpiche in carica, lancia il nuovo guanto di sfida: anche a se stesso. "Certamente. Credo sia inutile ricordare – dice – che, comunque, ogni volta devi ripartire da zero. I risultati non vanno in campo e devi sempre dimostrare qualcosa, come nel delicato girone di Trieste”.
Dove ci sono anche Serbia, Turchia, Bulgaria, Canada e Camerun, ma il Brasile era e resta favoritissimo per il primo posto. Zé Roberto prova ad evitare di stilare una classifica finale di questo girone ma sa benissimo che molto dipenderà dalle sue giocatrici: sette (con il libero) in campo e sette in panchina, tutte praticamente delle titolari. "Ognuna di loro quando va sottorete, sa cosa fare; al tempo stesso sanno come intervenire in aiuto di una compagnanei momenti di difficoltà”.
E sia, ma la domanda sorge spontanea: da dove arrivano continue motivazioni per continuare a restare protagonisti, a vincere?
"Intanto sappiamo di rappresentare un Paese abituato a lottare per primeggiare per il top. Uno stimolo decisivo per andare, giocare e provare a vincere dovunque contro chiunque”.
Poi, ci sono giocatrici straordinarie, motivatissime e cariche di talento e, buon ultimo (si fa per dire) c’è il valore aggiunto: Jose Roberto Guimaraes, talentuoso palleggiatore negli anni settanta, primi anni Ottanta: dal 1973 al 1976 anche regista in nazionale. "Probabilmente è questa la ragione per cui sono diventato allenatore. Il palleggiatore è il giocatore che mantiene il contatto con tutta la squadra. È più facile per lui abituarsi allo stile d'attacco di altri giocatori, cosa che gli permette di avere una migliore visione di gioco e crea un rapporto più stretto con l'allenatore”. E’ la spiegazione che il tecnico brasiliano raccontava in una lunga intervista, nel periodo in cui iniziava ad andare in panchina. Era il 1988. Diciotto anni dopo arrivava in Italia: a Pesaro. "Città, società, dirigenti che mi sono rimasti nel cuore”. Vincerà due scudetti, una coppa CEV, 1 Coppa Italia e 2 Supercoppe. In Italia, c’era già stato. Dal 1980 al1982 ha palleggiato per la Sisley Belluno, zona dove Zé Roberto porterà le sue campionesse per il ritiro alla vigilia del girone mondiale di Trieste. Dal 16 al 21 settembre sarà a Sedico, in provincia di Belluno. E, nel silenzio dei suoi 317 metri di altezza, lontano da occhi indiscreti, preparerà il nuovo attacco al… suo potere.