
L'autobiografia di Zeman in "La bellezza non ha prezzo": gli aneddoti e la bisnonna triestina
Appuntamento pure a Trieste per Zdenek Zeman per presentare la sua autobiografia “La bellezza non ha prezzo”. La tappa giuliana è stata introdotta da Nicoletta Romeo direttrice del Trieste film festival. “Questa presentazione dell’autobiografia di Zdenek Zeman, scritta da Andrea Di Caro, è un evento collaterale del Trieste film festival, anche se ci ha portato a uscire dai nostri soliti binari. Siamo abituati a premiare persone del nostro settore, ma abbiamo voluto istituire un premio per questa stella boema e allora prima parte di serata è la preview della premiazione”.
E il mister, nipote di Cestmir Vycpalek (zio materno), ha fatto anche una carrambata, proposta come sempre con una voce pacata (stavolta un pelo più forte durante l’intervento rispetto alle sue tradizioni). “La mia bisnonna è nata qua a Trieste, ma non l’ho conosciuta perché era morta…”. In ogni caso la dipartita della bisnonna non gli ha impedito di transitare già in passato per il capoluogo FVG per ragioni calcistiche. “Non ci ho allenato qua, ma ci sono venuto. Non tutti mi hanno apprezzato, ma sono contento di quanto ho fatto anche se non posso paragonarmi a Gorbaciov essendo più scarsino”. E ha voluto ribadire sia in apertura che in chiusura della serata un concetto. “Ringrazio chi è venuto nonostante il “freschetto” e spero che non si sia annoiato durante l’ora passata assieme”. Un tempo più un quarto d’ora di recupero ha semplificato il vice direttore della rosea Andrea Di Caro, che ha buttato giù le memorie zemaniane.
E ha fatto una considerazione pure extra-calcistica in avvio di appuntamento, parlando del periodo da giovincello in cui era ancora in patria. “Erano tempi duri e non lo sono stati solo quando c’era il regime, ma anche crescendo. Poi con le parole delle persone giuste come i filosofi ad esempio le cose sono migliorate”. Il Boemo ha vissuto la primavera di Praga del ’68. “Mio zio mi aveva proposto di lasciare Praga, ma volevo finire gli studi e laurearmi, per quanto una laurea ti permetteva al massimo di fare lo spazzino. E c’erano i miei…Poi, una volta andato via, non ho rivisto per 21 anni Praga e mio papà, che non è voluto venire in Italia. E per tanti anni ero uno sconosciuto per l’ambasciata, perciò non potevo tornare. Quando sono arrivato a Palermo, ho trovato un clima totalmente diverso e mi sono trovato benissimo, perché la gente siciliana è aperta e molto generosa. Ho fatto l’Isef e oltre a giocare e allenare a calcio, ho allenato nuoto, pallamano e pallanuoto pur avendo la passione per il calcio. Ho fatto il preparatore atletico perché pensavo di essere preparato per questo tra Praga, l’Isef e l’aver letto tanti libri. Poi sono arrivati i preparatori atletici da altri sport e infatti molti infortuni sono dovuti al fatto, che non sanno allenare alcuni muscoli. Quando capiranno come lo si fa, allora cambieranno la loro metodologia. Alcuni miei concetti non sono stati capiti dalla gente…”.