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Folto pubblico al Roseto di San Giovanni per la presentazione del libro "I miei colpi di testa" di Aldo Serena

20 Maggio 2023
di vicedirettore

C’era una buona presenza di pubblico al Roseto del parco triestino di San Giovanni

(in una location che aveva il monte alle spalle similare al “taglio” di quello di Portopiccolo) per una delle tappe di presentazione – nel contesto di “Rose Libri Musica Vino” del libro “I miei colpi di testa” di Aldo Serena, scritto in collaborazione col giornalista  Franco Vanni e pubblicato da Baldini + Castoldi. A moderare e stimolare gli aneddoti del centravanti di Montebelluna sono stati il giornalista Paolo Condò (“quella volta c’era un rapporto più facile con i giocatori e li si poteva intervistare”) e il ricercatore Fabrizio Sors (ex calciatore dilettantistico in particolare con il Montebello Don Bosco). Il saluto introduttivo e quello finale sono stati affidati ad un’altra giornalista (ed ex vice-sindaco) come Fabiana Martini.

Tra i presenti pure altri rappresentanti della stampa – ovvero Carlo Muscatello, Marco Caselli, Francesco Vitturi e Nicolò Giraldi tra l’altro ex calciatore professionista -  nonché il senatore Francesco Russo, il tifoso incallito Andrea Tommaseo vicino di casa di Guido Roberti con il quale dà vita a interminabili sfide di subbuteo, qualche addetto ai lavori come Stefano Michelutti e Franco Della Gala (“fischietto” e consigliere del Centro di coordinamento dei Triestina Club di cui ha portato il saluto al duo Condò – Serena alla fine dell’evento) e l’ex internazionale Fabio Baldas, che a un certo punto è stato chiamato sul palco per un bis “di pacca sulla spalla figurativa” a un suo ex “diretto”, che non vedeva da quei tempi (e che era uno dei pochi a capirlo perché “parlavo spesso in dialetto durante le partite per non farmi capire, non sapevo l’inglese che invece adesso viene usato fluentemente da arbitri e giocatori; a differenza di altri miei colleghi dell’epoca non sentivo la tensione della vigilia e potevo anche andare a dormire un po’ più tardi dopo un bicchiere bevuto con i guardalinee e poi dormire fino a mezzogiorno pur essendoci la partita alle 14.30”, ha commentato il famoso direttore di gara dedito ora su invito ai tornei amatoriali).

Quanto al veneto Serena, questi ha svelato: “I miei genitori mi avevano chiamato Antonio e per tutti era Tonino. Poi in prima elementare la maestra mi chiamò Aldo Serena e io non capivo, chiesi spiegazione a mia madre e mi rispose che mi chiamavo Antonio Serena. Poi venne fuori, che – causa lavoro – i miei mandarono mia nonna a registrarmi all’anagrafe e diede Aldo come nome. Quando mia madre lo scoprì, i rapporti tra lei e sua suocera non furono idilliaci per qualche tempo. A proposito di mia mamma, fu intervistata una volta da Tuttosport e le chiesero quale era il momento più importante della mia carriera e lei rispose quando io, a 17 anni, passai in prima squadra al Montebelluna perché – lavorando lei a tempo pieno – non doveva avere più pure l’impegno del lavarmi la mia maglia, incombenza che passava alla squadra. Ogni mio step nel corso degli anni mi ha sempre meravigliato, ma mi sono sempre adattato bene in ogni situazione. Quella più difficile da fare, però, era capire il metro arbitrale e poi adattarsi di conseguenza per capire fino a dove ti potevi spingere nell’ottica anche dei cartellini. Se un arbitro era ansioso e sentiva la partita,  il suo metro ne risentiva per paura di aver sbagliato fischiata e certe volte andavo a tranquillizzarlo sulla giustezza della sua scelta”.