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Lettera dell'Ammiraglio a Toffoletto: "Mediti signor Presidente, siamo dilettanti!"

20 Gennaio 2014
di vicedirettore

Continuano le polemiche sulla decisione della Figc regionale di voler far recuperare tutta la giornata (dilettanti e giovanili)

rinviata ieri (domenica) per il maltempo del Friuli e dell'Isontino. Ecco alcune voci di protesta.

Signor Toffoletto non viviamo in Meridione, nella nostra regione nei mesi di dicembre gennaio e febbraio le gare di calcio sono a rischio, Lei che ha i capelli bianchi dovrebbe saperlo. Certamente bisogna rispettare eventi e manifestazioni che non dipendono dalle sue decisioni, ma sono certo, e lo sa anche Lei, che ci sono alternative alla Sua decisione di fare giocare il mercoledì un'intera giornata di tutti i campionati dilettanti della regione impegnando migliaia di tesserati a dover inventare sotterfugi, chiedere permessi di assenza dal lavoro con sacrifici in famiglia per poter essere presenti per non compromettere la prestazione della propria squadra. E il settore Giovanile ? ........Mediti signor Presidente

                                                             Saluti dall'Ammiraglio, cell. 331 9161815

 

 

Gentile signor Presidente Gianni Toffoletto, ho iniziato giocare a pallone appena imparato a camminare, oggi sono alla soglia dei trentanni e sono tesserato alla F.I.G.C. da quando ne avevo sei. Sono felicemente sposato, sono padre e mi ritengo fortunato perchè ho un posto di lavoro che mi permette di mantenere la mia famigliola ed a continuare la mia passione pedatoria anche se mi costano sacrificio gli allenamenti serali dopo un turno di lavoro giornaliero, però la domenica quando scendo in campo i sacrifici e le fatiche svaniscono e ritorno ragazzino felice di rincorrere il pallone assieme ai miei compagni cercando con lo sguardo l'applauso di mio figlio ogni qual'volta riesco a compiere un azione eclatante. Questo è il calcio dei dilettanti caro signor Presidente: Famiglia, Lavoro e (se Lei lo permette) Sport.
                                                 Stefano di Trieste, Ermes di Udine, Piero di Gorizia e Matteo di Pordenone.