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Ciacole rossoalabardate, Aiello e Muiesan parlano del derby

18 Settembre 2012
di vicedirettore
Il portiere biancoverde Francesco Aiello (1995) e il bomber rossoalabardato Matteo Muiesan (1981)

tornano sul derby San Luigi-Triestina e non solo.
Francesco Aiello (un ex, essendo nato nel Domio per poi passare alla Triestina; la chiusura del vivaio per scelta di Tonelotto lo portò due anni a Borgo San Sergio e ora la quinta stagione a San Luigi): E' stata la prima volta per me in uno stadio vero, tanto più davanti a 4.000 persone. Una grande emozione e non ci ho dormito sopra la vigilia. Mi ha tranquillizzato mio fratello, con cui sono cresciuto a suon di partitine e contro cui spero di giocare contro un giorno. Mi ha detto, che è solo una partita di calcio. E' stata buona l'organizzazione del San Luigi e pure per i ragazzi del nostro settore giovanile è stata una bella esperienza calcare il Rocco. Spero, che mi ricapiti una gara del genere e in tal caso questa esperienza mi sarà utile a livello emotivo anche se non ci sono partite facili.

Peccato aver fatto praticamente una sola parata perchè - per il resto - la Triestina ha segnato le occasioni avute. Il nostro gruppo è molto unito ed è bello, che i "vecchi" abbiano integrato bene i fuoriquota. Tutti si trovano bene con mister Potasso, che è una brava persona, ma quando si arrabbia, si fa sentire. Puntiamo a consolidare la nostra situazione con la speranza di lottare per la promozione. Spero di continuare a giocare e di fare un bel campionato con la squadra. Il mio idolo? Gigi Buffon pur essendo io milanista. Perchè questo ruolo? Perchè da piccolo mi piaceva buttarmi nell'acqua e nel fango....mia mamma, però, non era contenta.

Trieste? Molto bella, ma offre solo i bar ai giovani per divertirsi. In ogni caso la televisione la guardo anche per seguire lo sport, che mi piace in generale.
Matteo Muiesan: E' stata un'emozione anche per me visto che i derby li avevo visti solo in televisione, ma non era la prima volta davanti a tanta gente. E non è stata la prima tripletta. Una volta ho fatto anche una quaterna a Bolzano. Scambierei i miei gol con quello di Franciosi? Molto bello il suo, ma io mi tengo i miei. Specialmente quello in semirovesciata anche se bastava spingerla dentro su quel bel cross. Ma l'acrobazia mi è riuscita bene! Tra l'altro il primo gol è stato il mio 120° gol.

Con il passare degli anni si incomincia a intuire - grazie all'esperienza - dove può arrivare la palla e così si corre di meno a vuoto. Il futuro? Ora dobbiamo pensare a domenica e al Torviscosa, poi arriverà il Monfalcone. La classifica, però, ancora non conta. La nostra squadra è di qualità e possiamo fare bene. Sambaldi? Ci lavoro assieme da mesi ed è bravo. Sa preparare bene le sfide anche a livello mentale e questo è importante specialmente in casi come questi. Un giocatore non può perdere tante energie nervose nel pre-partita davanti a tanta gente e il nostro mister ci aiuta in tal senso. La categoria non appartiene a questa città: se ne sono sentite tante, ma la realtà è questa e bisogna accettarla. Un sogno? Ne ho realizzati alcuni, ovvero tornare alla Triestina, sposarmi con una moglie bellissima e avere due figli. Adesso spero di essere promosso con la squadra della mia città. Una città che è molto bella; so di essere di parte, ma camminare in piazza Unità è qualcosa di unico. E la vita mondana non mi riguarda; ho trent'anni e due figli, che ci fanno arrivare distrutti alla sera a mia moglie e a me. La mia carriera? Sono cresciuto nella Triestina, a iniziare dalla scuola calcio del Soncini, fino ad affacciarmi in prima squadra con Costantini, ma feci solo panchina in C2 dopo un intermezzo alla Settaurense. Poi quasi sempre serie D con Pro Gorizia, Imolese (C2), Massa Lombarda, Bolzano, Nardò, Meletolese e - al rientro in regione causa la nostalgia di casa della mia famiglia - con Pordenone e Itala San Marco prima di una stagione in Eccellenza alla Manzanese e due in Promozione al Ponziana. Nardò è stata l'esperienza più esaltante. La gente fermava mia moglie e me e ci offrivano di tutto in cambio di una maglietta. Ne avrò promesse 200. Ti fanno sentire giocatore. Se esci con la maglietta sudata, hai fatto il tuo e la gente è contenta.Monopoli-Brindisi 10.000 in eccellenza, neanche nei professionisti ce ne possono essere tanti. C'erano anche 5 o 6 mila persone allo stadio, tanto più nei derby. Pensate che c'erano diecimila persone per Monopoli-Brindisi in Eccellenza. Al Nord, invece, c'è meno seguito: al Bolzano, in serie D, 200 spettatori. Ma a Trieste si sente l'attaccamento della gente alla maglia!